La farfalla

lunedì, 10 febbraio 2014

La baciai nel momento dell’addio e le dissi:
«Tutte le cose belle devono morire».
Mi chinai e misi una rosa tra i suoi denti.

- Nick Cave, Where The Wild Roses Grow.

Era la farfalla più bella che avessi mai visto. Non sono un grande intenditore di farfalle e anzi qualcuno potrebbe persino affermare che io di farfalle non ne capisca un cazzo, ma ciò non toglie che fosse bellissima. Volava dinanzi a me con le sue grandi ali e con quel fare seducente che mi fece subito innamorare. Chiamai a raccolta i miei genitori e i miei vicini di casa che chiacchieravano tra loro non lontano da dove si era posata. Tutti rimasero incantati dalla sua bellezza e dall’eleganza dei suoi colori.

Volevo farla mia, ma non sapevo come. Così mi vennero in mente quei collezionisti un po’ inquietanti che conservano gli insetti sotto vetro e, senza quasi rendermene conto, pronunciai questo pensiero ad alta voce. Subito uno dei miei vicini si improvvisò esperto collezionista di farfalle e mi spiegò per filo e per segno quel che avrei dovuto fare: «Prendi uno spillone e piantaglielo dietro al collo con estrema fermezza. Lei morirà all’istante, ma non prima di aver aperto per bene le ali». Poco dopo mia madre mi si parò davanti con uno spillone in mano. Non so dove l’avesse preso, ma ormai avevo imparato a non domandarmi come facesse mia madre ad avere sempre con sé qualsiasi cosa mi occorresse. Tutti mi incitavano a compiere l’estremo gesto e così presi lo spillone e lo affondai con decisione dietro al collo della farfalla. Sarebbe stata mia e sarebbe stata bella per sempre.

Fu una morte lenta e straziante. Un’agonia interminabile che non scorderò finché campo. Dal canto mio quella sofferenza mi levò dalla testa l’idea che il dolore e la morte fossero l’unico modo per preservare in eterno la bellezza di una creatura. Mi resi conto che quel corpicino senza vita di bello non aveva più niente. Raccolsi la farfalla trafitta dalla crudeltà dei miei buoni sentimenti e la chiusi dentro a un cassetto che giurai di non aprire mai più.

7 commenti

  1. A partire da domani farò stragi di insetti.

  2. A parte il testo piuttosto evocativo che mi è piaciuto molto, direi che quello che hai fatto tu appartiene alla natura di molti bambini preadolescenti, compreso me.
    Le volte che da bambino con i miei amici o i miei cugini abbiamo catturato e torturato cicale, grilli, cavallette, formiche e mosche manco si contano.
    Crudeltà, curiosità davanti alla sofferenza e alla morte? Manco lo ricordo, lo facevamo e basta.

  3. Tutti hanno avuto un cugino sadico che torturava gli insetti :)

  4. In realtà ai tempi della farfalla avevo superato l’adolescenza. Da bambino m’era già capitato di torturare qualche animaletto per curiosità, ma quella era la prima volta che lo facevo spinto da un sincero sentimento d’amore.

  5. Come dire, allora meglio non esser amati da te!

  6. Di solito alle persone a cui voglio bene lo sconsiglio vivamente.

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