La donna gorilla

giovedì, 22 agosto 2013

Da bambino l’appuntamento annuale con la Fiera Internazionale della Sardegna (per gli amici Fiera) era una tappa obbligata, come il mare d’estate o la scuola d’inverno. I genitori ci andavano per visitare gli stand delle cose inutili dal mondo, mentre i ragazzini filavano diritti al luna park. A me poi andava di culo perché a mio padre regalavano i ticket gratis per tutti i giochi, perciò dovevo solo scegliere da quale attrazione cominciare.

La mia passione era la casa stregata. Entravo al luna park e la prima cosa che facevo era individuare la casa stregata. Non importava quanti altri giochi allettanti ci fossero quell’anno, io volevo la casa stregata. Avevo una vera e propria ossessione per la casa stregata, per i mostri e per gli spettri che l’abitavano. Vederla da fuori, così colorata e appariscente, mi lasciava sempre a bocca aperta. Passavo in rassegna ogni suo più piccolo dettaglio, ogni disegno, ogni creatura, qualsiasi cosa avesse una storia o, per meglio dire, un incubo da raccontare. E così immaginavo quel che ci avrei trovato dentro: vampiri, licantropi, demoni, scheletri, pipistrelli… Poco importava che alla fine si rivelasse una cocente delusione, poiché la mia immaginazione era perfettamente in grado di colmare le sue lacune. Era una cosa tra me e le mie fantasie.

Poi succede che cresci e l’amore che per tanti anni ti ha infiammato il cuore si affievolisce. Guardi i primi film dell’orrore e ti accorgi che la casa stregata della Fiera non ti basta più. E’ un po’ come passare dalla rubrica biancheria intima femminile del Postalmarket alle riviste porno. Altri stimoli, altre sensazioni.
Quella volta venni fuori dalla casa stregata un po’ deluso. Non era stata emozionante come l’ultima volta che c’ero stato. Camminavo con lo sguardo basso e le mani infilate nelle tasche, mentre col piede facevo rotolare un bicchiere di plastica. All’improvviso sollevai gli occhi e vidi una cosa che in tutti quegli anni non avevo mai visto: lo spettacolo di una donna in costume che si trasformava in un gigantesco gorilla.
«Di certo sarà una cavolata», pensai tra me e me, ma prima che me ne rendessi conto le tette della ragazza m’avevano rapito. Valevano sicuramente un tentativo. D’altronde avevo il ticket, alla peggio avrei buttato via pochi minuti del mio tempo. Decisi di entrare.

La stanza era buia e accanto al palcoscenico rialzato c’era un venditore ciarlatano d’altri tempi che parlava al microfono. Si aprì il sipario e legata, dentro a una gabbia, c’era una bellissima ragazza seminuda coi riflettori puntati addosso. Non mi ero mai sentito così eccitato. E mentre il ciarlatano annunciava l’imminente trasformazione della bella in bestia, la ragazza cominciò ad ansimare. Ad ogni respiro immaginavo il suo seno venir fuori dal costume. Avrei voluto toccarla, ma incantato com’ero non sarei riuscito ad alzare neppure un dito. Poi le cose degenerarono: fortissime luci a intermittenza come raggi laser colorati e in un attimo la ragazza divenne un gigantesco gorilla, feroce e incazzato come la morte. Si liberò dalle catene e buttò giù la gabbia, muovendosi minaccioso verso la platea. Era più spaventoso di quanto mi aspettassi, ma provavo ancora quel senso di eccitazione. Poco prima che la creatura potesse scagliarsi contro il pubblico, fu però catturata e rimessa al suo posto dietro le sbarre. Infine il mostro ridivenne gradualmente donna, col suo profondo ansimare, il suo seno prorompente e quell’espressione affannata che culminò nel sorriso più luminoso che avessi mai visto.

Finalmente ripresi a respirare. Avevo la fronte umida e il battito accelerato. Una bomba sexy si era trasformata in un mostro spaventoso proprio davanti ai miei occhi! Fu un’esperienza fantastica, meglio della casa stregata. Quel pomeriggio guardai lo spettacolo della donna gorilla per cinque volte di seguito e tutte le volte immaginavo che la ragazza si stesse esibendo solo per me. Ero prigioniero del suo incantesimo.
L’anno dopo tornai alla Fiera nella speranza di rivederla, ma al posto della donna gorilla c’era soltanto il furgone degli hot dog. Guardandomi intorno capii che nessuno di quei giochi sarebbe più stato capace di emozionarmi e decisi che a partire da quell’anno avrei smesso di andare al luna park.

5 commenti

  1. Titti scrive:

    Che bello mi piacerebbe ogni tanto trasformarmi in gorilla. Come si fa?
    (Vedo che in agosto ti sei sbizzarito).

  2. Deeproad scrive:

    Si, dovevo essere particolarmente ispirato. O forse particolarmente annoiato.
    Ho letto qualcosa in giro, per quanto concerne il trucco della donna gorilla e pare sia una cosa vecchia quanto il mondo. Si vede che l’immaginario erotico-mostruoso non ha subito partcolari evoluzioni nel corso della storia.

  3. titti scrive:

    Wow, ho cercato anch’io adesso, e ho trovato la spiegazione della tecnica del “fantasma di Pepper”, forte!
    Non lo conoscevo questo trucco.
    Se posso permettermi, però, il tipo con il cilindro che parlava al microfono “come un venditore ciarlatano d’altri tempi”, se era come un venditore ciarlatano degli altri tempi avrebbe dovuto parlare attraverso un megafono, non un microfono… ;))

  4. Pirkaf scrive:

    Impazzisco per i Freaks, mi hanno sempre affascinato.
    Non a caso, uno dei miei racconti preferiti è una sorta di Thriller inerente una banda di Freaks Circense.
    La donna gorilla a dire il vero non la rammento, dalle mie parti da piccolo le compagnie di fiera portavano come attrattiva ” il pazzo ” ovvero un uomo che saltellava e urlava come una scimmia dentro una gabbia con tutta la gente accalcata intorno ad ammirarlo, è una sorta di Flash questo ricordo perchè ero piccolo all’ epoca e ricordo pochissimo dell’ evento.

  5. Deeproad scrive:

    Io ricordo un film degli anni ’80 con le medesime atmosfere circensi. Lo vidi una sola volta una mattina di tanti anni fa, ma evidentemente dev’essermi rimasto particolarmente impresso.

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