Doccia di fine anno

martedì, 31 dicembre 2013

Sarà che l’ultimo dell’anno desideri lavar via l’amarezza dei trecentosessantaquattro giorni appena trascorsi, sarà che l’irrefrenabile bisogno di rinnovamento ti possiede come un demone primitivo e malvagio, ma questo pomeriggio ho deciso di farmi la doccia. Così vado in bagno, appoggio le mie cose sul poggiacose ed entro nella cabina della doccia canticchiando questa canzone.

La cabina della doccia in questione ha una storia lunga e travagliata. Quando la mia famiglia costruì la nuova casa sulle rovine di un antico cimitero indiano, io votai per l’abolizione delle vasche da bagno e per l’utilizzo di cabine da doccia in tutti e tre i piani. D’altronde chi cazzo ha mai avuto il tempo di rilassarsi dentro a una vasca? Tuttavia volevo che le suddette docce avessero anche un ripiano per appoggiare le cose, in modo da non dovermi chinare continuamente a raccoglierle dal pavimento con il rischio di perdere l’equilibrio. Ma non volevo di quei ripiani appesi al muro con le puntine da disegno che cascano giù non appena ci appoggi un flacone di shampoo vuoto. Volevo qualcosa che fosse un tutt’uno con il muro e che all’occorrenza fungesse anche da sedia. Alla fine sono stato accontentato. Solo che quelle menti brillanti dei progettisti, tra cui annovero anche i miei genitori, hanno deciso all’unanimità che fosse una buona idea attaccare l’asta della doccia sul lato del muro da cui spuntava il ripiano-sedia. E quindi avevi solo due possibilità: o farti la doccia da seduto o fartela da piegato. In entrambi i casi era una grande rottura di cazzo. Dico era, perché poi un giorno mio padre si è finalmente rotto le palle e ha deciso di buttare giù il ripiano-sedia a martellate. Novantadue minuti di applausi. Tuttavia al posto del ripiano-sedia è rimasto una sorta di gradino. Basso, ma pericolosissimo.

E insomma è successo che sono entrato nella doccia, ho fatto scorrere l’acqua e mi ci sono messo sotto. Subito ho chiuso gli occhi e, come di consueto, ho attivato la modalità rallenty affinché il tutto assumesse una connotazione calda e sensuale. Ovviamente sulle note della stessa canzone. Poi si vede che la sensualità è stata talmente intensa e traboccante che ho perso l’equilibrio, sono inciampato sul famigerato gradino e, per evitare di rompermi l’osso del collo, ho dovuto fare pressione contro la porta di vetro della doccia che si è frantumata in mille pezzi proprio sopra la mia gamba.
Quando mia madre mi ha visto uscire dal bagno con una gamba insanguinata e la vetrata della doccia distrutta alle mie spalle, tutto quello che ha saputo dire è stato: «Speriamo che i vetri rotti l’ultimo dell’anno non portino sfortuna».
Mia madre ha sempre le parole giuste al momento giusto.

7 commenti

  1. Deeproad scrive:

    Tra l’altro quando mi leverò i cerotti dalla gamba strapperò via tutti i peli. E sarà la cosa più dolorosa di questa tragica vicenda.

  2. Marienbad scrive:

    Mi hai allietato il Capodanno!

  3. Deeproad scrive:

    Ne sono felice.

  4. Marienbad scrive:

    Comunque ti ho immaginato esattamente come Carrie nella scena iniziale, quando le viene il ciclo sotto la doccia e ne esce urlando con le gambe e le mani insanguinate…

  5. Deeproad scrive:

    Ecco perché mia madre mi ha tirato addosso i suoi assorbenti!

  6. Pirkaf scrive:

    Dai, tutto sommato ti è andata bene.
    Pensa passare l’ ultimo dell’ anno al Pronto Soccorso. :-)
    Ne approfitto per farti gli Auguri di Buon Anno, senza altro sangue da versare se non volutamente. :-P

  7. Deeproad scrive:

    Grazie, buon anno anche a te.

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